Direttiva Case Green: cosa prevede l’Europa e come si prepara l’Italia
Direttiva Case Green (EPBD 2024/1275): obiettivi europei per edifici a emissioni zero, tappe di recepimento e cosa cambia per l’edilizia italiana.

In breve
- La Direttiva Case Green EPBD 2024/1275 fissa l’obiettivo di edifici nuovi a emissioni zero da fine decennio, con anticipo per il pubblico.
- Ogni Stato deve definire una traiettoria nazionale di risanamento del patrimonio residenziale con traguardi intermedi verificabili.
- La direttiva non impone obblighi diretti ai proprietari: sono gli Stati a scegliere strumenti, incentivi e standard minimi.
- Il recepimento italiano deciderà traiettoria di risanamento, standard minimi per gli edifici peggiori e riforma degli attestati APE.
- Per la filiera cambiano progettazione, certificazione energetica, impronta di carbonio e phase-out delle caldaie a fossili.
La Direttiva Case Green — formalmente la Direttiva EPBD 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici — è la cornice europea entro cui si giocherà la partita della riqualificazione del patrimonio edilizio italiano nei prossimi decenni: edifici nuovi a emissioni zero, traiettorie nazionali di risanamento del patrimonio esistente, standard minimi per gli edifici peggiori e una nuova generazione di attestati energetici più affidabili. Per l’Italia, paese con uno dei patrimoni edilizi più vetusti e climaticamente inefficienti d’Europa, il recepimento è un appuntamento strategico: definirà regole, incentivi e mercato della riqualificazione per gli anni a venire. La filiera segue i lavori con attenzione, consapevole che le scelte nazionali peseranno quanto il testo europeo.
Cosa prevede il testo europeo: quattro pilastri
Il primo pilastro è l’obiettivo zero emissioni per gli edifici nuovi: da fine decennio tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a emissioni zero, con un’anticipazione per quelli pubblici, secondo una definizione armonizzata che include sia i consumi sia l’approvvigionamento da fonti rinnovabili. Il secondo pilastro è la traiettoria nazionale di risanamento del patrimonio residenziale: ogni Stato deve definire un piano di riduzione progressiva del consumo energetico medio degli edifici esistenti, con traguardi intermedi verificabili. Il terzo pilastro sono gli standard minimi di prestazione energetica: i Paesi devono individuare gli edifici con le prestazioni peggiori e definire percorsi di miglioramento, con strumenti nazionali liberamente scelti. Il quarto pilastro è la riforma degli attestati di prestazione energetica: schemi comuni più rigorosi, basati su scala armonizzata, con maggiore affidabilità e confrontabilità tra Paesi.
A completare il quadro, disposizioni su automazione degli edifici, infrastrutture per la mobilità elettrica, calcolo dell’impronta di carbonio del ciclo di vita per gli edifici nuovi di grandi dimensioni e l’eliminazione progressiva degli incentivi alle caldaie a combustibili fossili, secondo un calendario definito dal testo.
Direttiva Case Green, il recepimento italiano: le partite aperte
Il decreto legislativo di recepimento è il documento che deciderà come gli obiettivi europei si traducono in regole nazionali, e le partite aperte sono note agli addetti ai lavori. La prima riguarda la traiettoria di risanamento del residenziale: con che mix di incentivi, obblighi e programmi l’Italia intende raggiungere i traguardi intermedi, e con quali risorse di bilancio. La seconda riguarda gli standard minimi: quali edifici rientrano nella categoria delle prestazioni peggiori, con quali deroghe per il patrimonio vincolato e per i casi in cui l’intervento non è tecnicamente o economicamente sostenibile. La terza riguarda gli APE: l’armonizzazione europea richiede una revisione profonda del sistema nazionale di certificazione, con ricadute su professionisti, software e procedure. Le associazioni di filiera hanno presentato osservazioni e proposte, chiedendo coerenza con gli incentivi esistenti e tempi certi per l’adeguamento.
Leggi«La direttiva non è un vincolo, è una programmazione obbligata: finalmente il Paese dovrà darsi una strategia di lungo periodo sulla riqualificazione, invece di procedere per incentivi annuali. Il rischio è che il recepimento scarichi sugli edifici storici e sulle famiglie fragili costi che vanno invece governati con gli incentivi»
— Il delegato alle politiche energetiche di una confederazione di costruttori
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Cosa cambia per imprese e professionisti
- Nuova costruzione: progettazione orientata allo standard a emissioni zero, con predispozione fotovoltaico e ricarica veicoli elettrici.
- Riqualificazione: mercato strutturale degli interventi profondi, sostenuto dalle traiettorie nazionali di risanamento.
- Certificazione energetica: revisione degli APE verso schemi europei armonizzati, con aggiornamento di professionisti e software.
- Ciclo di vita: calcolo dell’impronta di carbonio per gli edifici nuovi di grandi dimensioni, con ricadute sulla scelta dei materiali.
- Impianti: eliminazione progressiva degli incentivi alle caldaie a fossili e accelerazione su pompe di calore e rinnovabili.
Il patrimonio italiano: il problema è la scala
La sfida italiana è una questione di scala: il patrimonio residenziale è largamente costituito da edifici realizzati prima delle norme sul contenimento energetico, e i tassi di riqualificazione profonda raggiunti anche negli anni degli incentivi più generosi restano inferiori a quelli necessari per le traiettorie europee. Gli analisti del settore calcolano che, per rispettare gli obiettivi, il ritmo degli interventi profondi dovrebbe moltiplicarsi rispetto ai livelli attuali, un obiettivo che richiede non solo risorse ma capacità di filiera: imprese, tecnici certificatori, produttori di sistemi e componenti. La stagione del Superbonus, pur con tutti i suoi squilibri, ha dimostrato che la domanda esiste e che la filiera sa crescere: la partita del recepimento è costruire condizioni stabili perché quel motore non si spenga.
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Prospettive: verso il piano nazionale integrato
Il recepimento si innesta nel più ampio quadro della programmazione energetica nazionale, con cui dovrà essere coerente: il piano nazionale integrato per l’energia e il clima, le strategie di riqualificazione di lungo periodo e le politiche fiscali sugli immobili. Per la filiera, l’auspicio ricorrente è che l’appuntamento europeo diventi l’occasione per stabilizzare il quadro degli incentivi, dando a imprese e famiglie un orizzonte pluriennale su cui programmare gli investimenti. Le prossime tappe — consultazioni, schemi di decreto, pareri parlamentari — saranno decisive per capire quanto della spinta europea arriverà fino ai cantieri. Una cosa è certa: la direzione è irreversibile, e chi costruisce oggi un edificio che non sarà conforme agli standard di domani sta costruendo un problema, non un patrimonio.
Domande frequenti
Q.Cosa prevede la Direttiva Case Green europea?
La Direttiva Case Green, formalmente la Direttiva EPBD 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici, prevede che tutti i nuovi edifici siano a emissioni zero da fine decennio, traiettorie nazionali di riqualificazione del patrimonio esistente, standard minimi di prestazione energetica per gli edifici peggiori e il rafforzamento degli attestati di prestazione energetica. L’obiettivo di fondo è un parco edilizio europeo decarbonizzato entro il 2050.
Q.Quando entra in vigore la Direttiva Case Green in Italia?
La direttiva è entrata in vigore a livello europeo con la pubblicazione del 2024 e gli Stati membri hanno tempi definiti per il recepimento nell’ordinamento nazionale, fissati dal testo europeo. L’Italia sta predisponendo il decreto legislativo di recepimento, che aggiornerà il quadro nazionale su prestazione energetica, attestati APE e requisiti degli edifici di nuova costruzione e ristrutturazione.
Q.La Direttiva Case Green obbliga a ristrutturare casa?
No: la direttiva non impone obblighi diretti di ristrutturazione sui singoli proprietari. Prevede che gli Stati definiscano traiettorie nazionali di riduzione del consumo energetico del patrimonio residenziale e standard minimi per gli edifici con le prestazioni peggiori, lasciando ai Paesi la scelta degli strumenti — incentivi, regole, programmi — per raggiungere gli obiettivi.
Q.Cosa cambia per i nuovi edifici con la Case Green?
Per gli edifici di nuova costruzione la direttiva fissa l’obiettivo di emissioni zero da fine decennio, con requisiti intermedi più stringenti per gli edifici pubblici. Cambiano anche le regole su progettazione e dotazioni: predispozione per il fotovoltaico, infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici, automazione degli edifici e indicatori del potenziale di riscaldamento globale del ciclo di vita.
Corrispondente politiche europee per l’edilizia
Andrea Ricci
Firma de Il Fatto Edile, segue il comparto delle costruzioni tra normativa, mercato e innovazione di cantiere.
